History / La chitarra 10 corde (a cura di Maurizio Verna)

 

 

 

L’idea di ampliare il suono della chitarra, attraverso l’aggiunta di ulteriori corde allo strumento, si realizza nel corso dell’Ottocento. Analogamente alla storia del liuto che, per motivi musicali ed estetici - a partire dalla fine del Rinascimento -, viene dotato di più corde (passando da 6, 7, 8 e 10 cori fino a giungere nei modelli barocchi a 11 e 13 cori) anche la chitarra, ad un certo punto, conosce una simile evoluzione. In tal senso quelli che seguono furono i principali esperimenti.

Le chitarre pluricorde del primo Ottocento non avevano manici più larghi; si tastavano sempre e soltanto le prime 6 corde, mentre le altre addizionali erano fuori dalla tastiera.

1830 -7 corde Lacote
1830 -7 corde Lacote
7 corde
7 corde
1820 - 7 corde Lacote
1820 - 7 corde Lacote
8 corde  Stauffer
8 corde Stauffer

Intorno al 1828 Fernando Carulli (1770 – 1841) utilizza una chitarra a 10 corde, le sei tradizionali più quattro gravi su un ampliamento del manico. Fu costruita per lui dal liutaio Renè Lacote. Carulli scrisse alcune opere appositamente per questo strumento, che si possono trovare sul suo metodo “Méthode complete pour la décacorde nouvelle guitare” op. 293 appunto dedicato alla chitarra a 10 corde. L’accordatura di questo particolare strumento era (partendo dalla prima corda):

7 corde - Lacote
7 corde - Lacote
1826 - decacorde Lacote
1826 - decacorde Lacote
1830 - decacorde Lacote
1830 - decacorde Lacote

Il compositore e chitarrista francese Napoléon Coste (1806 – 1883) applicò una settima corda “volante” (vale a dire fuori dal manico) alla chitarra, accordata in Re o in Do. Per questo tipo di strumento scrisse buona parte della sua musica. Coste intuì che il repertorio antico poteva essere eseguito più efficacemente ampliando l’estensione dello strumento: una foto d’epoca lo ritrae mentre suona chitarre ibride pluricorde che imitano liuti e tiorbe.

 

 

 

Johann Kaspar Mertz (1806 - 1883) e Luigi Legnani (1790 - 1877) adoperarono nel corso della loro carriera chitarre a 8 corde (costruite dal liutaio viennese George Stauffer), al fine di ottenere un suono più forte e profondo. I bassi potevano essere accordati in G, B o C, o con altre note necessarie alla tonalità del brano.

 

Anche il chitarrista croato Ivan Padovec (1800 – 1873) adoperava in concerto una chitarra a 10 corde (che, secondo i suoi biografi, sarebbe stata da lui ideata e commissionata al liutaio Stauffer), con la quale si esibì in tutta Europa.

 

Sempre nel corso dell’Ottocento vennero fatti ulteriori esperimenti nella costruzione di chitarre pluricorde, dotando lo strumento di un doppio manico per sostenere le corde addizionali. Tipicamente questi strumenti, conosciuti come chitarra contrabbassochitarra arpa, potevano avere da 9 a 14 corde, in parte tastate ed in parte sciolte. Vennero adoperate, ad esempio, nella musica tradizionale austriaca o adottate da alcuni virtuosi italiani del primo Novecento (i fratelli Pasquale e Peo Caraffo).


Narciso Yepes

 

In tempi molto più recenti, dopo alcuni esperimenti, il liutaio spagnolo Jose Ramirez III, che dedicò molti studi per arricchire ed ampliare il suono della chitarra, prese contatti con Narciso Yepes con il quale elaborò l’idea di aggiungere delle corde allo strumento. Yepes suggerì a Ramirez di aggiungere le corde nell’estensione grave, su di un ampio manico interamente tastato, con la possibilità di smorzare i suoni con la mano destra.

Nel 1964 ebbe così origine la prima chitarra a10 corde moderna. In un incontro privato, Yepes cominciò a provare il nuovo prototipo con molto impaccio e alla fine commentò solamente: "In che meraviglioso pasticcio mi sono imbarcato!"

 

Caratteristiche

 

Come caratteristica peculiare, rispetto al modello tradizionale, la chitarra a 10 corde possiede un notevole incremento di sonorità ed una vasta gamma di colori, creati dalle particolari qualità acustiche dello strumento.

Le quattro corde basse risuonano per simpatia all’unisono, creando un particolare effetto di dilatazione del suono.

Grazie alle corde aggiuntive si ottengono poi numerosi vantaggi:

- si possono suonare i repertori di Mertz, Carulli e Coste nella loro veste originale;

- si possono adoperare soltanto le 6 corde tradizionali, arricchendo semplicemente il suono di armonici;

- si possono eseguire brani del periodo barocco (Bach, Weiss,ecc.) in tonalità ed in estensione originale;

- si possono suonare i brani con la sesta corda in Re, adoperando normalmente la sesta corda che resta Mi;

- si aprono vastissimi campi creativi sulla composizione di musiche moderne.

 

 

Aspetti tecnici

 

La chitarra a 10 corde moderna ha le stesse dimensioni di quella a sei corde. Il manico, dovendo facilitare l’accesso alle corde alla mano sinistra, è molto più sottile e in questo può condizionare la tecnica esecutiva (ad esempio i legati sono più agevoli). La paletta è ovviamente più ampia, per poter alloggiare le 10 meccaniche. Anche il ponticello è più lungo e costruito in modo da sopportare una maggiore trazione delle corde.

 

 

 

 

 

 

Accordatura

 

Esistono due principali accordatute, anche se naturalmente  è possibile sperimentarne molte altre:

Detta accordatura di Yepes, da lui ideata per sopperire alla mancanza di alcuni armonici sulla chitarra a sei corde.

                   

Mi

1

   Si
  2

   Sol 

  3

  Re
 4

   La
   5

   Mi
  6

   Re
  7

   Do
   8

   Si
  9

   La
  10

 

 

Detta "accordatura barocca", in quanto abbraccia l’estensione del liuto barocco. Naturalmente è possibile "scordare" i bassi per adeguarli alla tonalità del brano eseguito (ad as. portare il Re a Re#, il Do a Do#, il Si a Sib e così via). 

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Per approfondire: www.harpguitars.net